Scrittura Creativa – il finale e le conseguenze della trama

«Un epilogo non è solo una conta dei corpi. Un epilogo, mentre chiude i conti con il passato, ci mette in guardia sul futuro» dice Jhon Irving, l’autore spesso citato da Stephen King, che ci ha regalato magnifici romanzi come Le regole della casa del sidro.

All’inizio della stesura del nostro romanzo, indaffarati come siamo a catturare il meglio fin dalle prima pagine, spesso ci dimentichiamo cosa succede dopo la fine della storia. Ebbene sì, perché se una storia finisce all’ultima pagina del libro, be’, non è una storia come si deve. Ogni lettore vuole poter portare il mondo immaginario nella vita reale, ma se questo mondo non ha un seguito, un filo anche impercettibile di possibilità, allora non sarà portato proprio da nessuna parte.

Come scrivevo nell’articolo riguardante gli antefatti, un buon romanzo è composto da tre macrocategorie:

  • Avvenimenti presenti – fulcro;
  • Avvenimenti passati – antefatti;
  • Avvenimenti futuri – conseguenze,

Dopo aver analizzato l’importanza del ciò che avviene prima, bisogna concentrarsi su ciò che avviene dopo. Un romanzo, esattamente come una melodia, deve concludersi con il riecheggiare di tutto ciò che è stato detto prima, deve avere possibilità e deve lasciare nel lettore un’impronta profonda, qualcosa che faccia riflettere anche dopo la sua fine.

Cosa pensereste di un libro che non vi ha lasciato nessuna impressione? Uno di quei libri che si dimenticano o si regalano; ne avrete uno anche voi, ne sono certa.

Ogni romanzo deve avere delle conseguenze, e con questo non intendo quelle relative alle azioni dei personaggi (che devono essere presenti sempre e comunque), ma alle conseguenze che si hanno dopo la fine della storia.

Facciamo un esempio. In Cime Tempestose, dopo la morte di Heathcliff, nei dintorni della brughiera si inizia a vociferare che Heathcliff e Catherine vaghino ora come spettri. Lockwood visita le tombe dei due amanti e conclude che non c’è ragione di cedere orecchio a tali superstizioni. Qui, il lettore trae le proprie conseguenze: spettri o meno? L’amore li unisce dopo la morte? Largo alle interpretazioni. Per citare qualcosa di più recente, la saga di Harry Potter si conclude con un epilogo, il famoso “19 anni dopo…”, e lascia spazio a una vita oltre le pagine; il mondo immaginario si riversa nel reale e dà al lettore un senso ancora più incrementato di verosimiglianza, di stupore e di empatia.

Adesso, analizziamo i modi in cui le conseguenze possono presentarsi.

ESPEDIENTI NARRATIVI

Esistono vari modi per creare le conseguenze di un romanzo, dai più classici ai meno usati. L’importante è ricordare che gli avvenimenti futuri devono essere veritieri, collegati in ogni punto alla trama – fulcro – della storia.

  • EPILOGO. Nel finale e all’interno delle conseguenze, il lettore deve poter proiettare i sentimenti che ha vissuto durante il corso di tutto il romanzo. L’espediente narrativo dell’epilogo è, sicuramente, il più utilizzato. La parola, dal greco, significa “aggiungere”; perciò si aggiunge una spiegazione, o meglio, una conseguenza. Come per tutte le parti, le parole potrei dire, di un romanzo anche l’epilogo deve essere utilizzato con una ragione seria e consapevole, non messo lì per fare coda. Senza il motivo lampante, il lettore potrebbe pensare che abbiate aggiunto un epilogo solo perché non ritenevate efficace il vostro finale. Soprattutto, non utilizzate questo espediente come un paracadute: se avete lasciato più domande che risposte nel finale, rivedetelo e modificatelo.
    • Potete utilizzare un punto di vista differente o far passare un certo quantitativo di tempo;
    • Non esagerate con la lunghezza dell’epilogo: più o meno la metà della lunghezza standard di un vostro capitolo.
    • Non commentate gli eventi del romanzo. Gli epiloghi non si devono associare a una recensione della vita del vostro protagonista, ma a una spiegazione delle conseguenze.
  • DOMANDE IN SOSPESO. Se al posto di un epilogo volete utilizzare l’ultimo capitolo per mostrare le conseguenze, esistono due modi, tra i principali, che potrebbero aiutarvi:
    • Se il vostro romanzo prevede un seguito, un romanzo numero 2, allora potete lasciare in sospeso domande primarie, necessarie alla comprensione di una storia più grande, più dettagliata. Oltre a farlo nella stesura del romanzo, focalizzate l’attenzione sull’ultimo capitolo: il mio protagonista deve ancora scoprire qualcosa, lascio una domanda in sospeso per far in modo che la scopra nel secondo libro. Ovviamente, questo espediente è un vero e proprio trabocchetto per ogni scrittore, ma non deve esserlo per il lettore: se concludete il romanzo con una domanda, chi legge si sentirà tradito inevitabilmente. Fate in modo che siano questioni in sospeso, possibili conseguenze che però non implicano la sfaldatura di ciò che avete scritto fino a ora.
    • Se invece il vostro romanzo non prevede un seguito, allora potete utilizzare l’ultimo capitolo per lasciare delle domande tra le righe, ovvero conseguenze che il lettore può immaginare. Ad esempio, in un romanzo che tratta la vita di un giovane uomo all’università, magari innamorato di una compagna o di una professoressa, potrete, dopo aver risposto alle domande principali spalmate nella trama, utilizzare l’ultimo capitolo per creare delle conseguenze verosimili: nell’ultimo capitolo, il giovane uomo in questione è nella sua camera nel dormitorio, l’indomani deve presentare la tesi di laurea; riflette sulle vicende che ha vissuto e si addormenta con il cellulare sul cuscino, dopo che la compagna/professoressa gli ha scritto un augurio per l’indomani. L’ultima frase, potrebbe essere «Sognai la cattedra dell’Università e la schiera di professori che mi fissava, mentre discutevo la mia tesi con una sicurezza che non credevo di possedere. Ma forse non era nemmeno un sogno». Così, avrete lasciato le possibili conseguenze e la domanda se fosse o meno un sogno; una domanda che non interferisce con la storia precedente, ma che lascia al lettore la possibilità di immaginare.

GLI ELEMENTI DI UN BUON FINALE

Per sviluppare un finale degno di questo nome, noi scrittori dobbiamo ricordare una cosa: il conflitto centrale deve essere risoltoCiò che avete giurato al lettore nella premessa, deve essere risolto. Ricordate che l’ambiguità di un romanzo non appaga sempre: c’è un’enorme differenza tra ambiguità dovuta  e ciò che semplicemente fa confondere il lettore.

Dopo la risoluzione del conflitto centrale, dovete dare la possibilità al lettore di supporre cosa accadrà dopo la fine, anche se saranno ipotesi diverse fra loro. Evitate le coincidenze esagerate, non piacciono a nessuno, e sviluppate un finale che non imbrogli il lettore: i finali migliori sono quelli guadagnati dalla fatica dei personaggi e non quelli donati dal destino. 

Vediamo alcuni esercizi e consigli per la stesura di un buon finale.

  • Quando arrivate al penultimo capitolo (o all’ultimo se volete aggiungere un epilogo), prendetevi del tempo per rivedere l’intera bozza. Tracciate delle linee immaginarie e assicuratevi che portino alla risoluzione del conflitto e all’apertura verso le conseguenze.
  • Utilizzate i dialoghi nel finale, le parole dette sono sempre meglio di quelle raccontate.
  • Non concludete troppo presto.
  • Non concludete troppo tardi.
  • Utilizzate il conflitto per terminare il romanzo: la risoluzione di esso non deve per forza avvenire nell’ultima pagina (anzi, lo sconsiglio) ma può essere ripescata e introdotta nel finale; in questo modo le conseguenze saranno ancora più evidenti.

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E voi come vi rapportate con le conseguenze e il finale di un romanzo?

A presto, Gloria

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Qui il mio articolo precedente: Horror – scrivere di paura

Qui il mio articolo di Scrittura Creativa: Tema, trama e premessa

Qui l’articolo sugli antefatti: Scrittura Creativa – l’importanza degli antefatti

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11 risposte a “Scrittura Creativa – il finale e le conseguenze della trama”

  1. Questo articolo mi è stato ancora più utile 😊 grazie!

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    1. Grazie a te! Sono contenta ti sia stato d’aiuto 😊

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  2. Avatar Vittorio Tatti
    Vittorio Tatti

    Sono d’accordo praticamente su tutto quello che hai detto, solo che in pratica mi comporto al contrario: non mi piacciono le storie che danno l’idea di un finale aperto.
    Quando finisco di leggere un romanzo, voglio che la parola fine sia definitiva, che non mi distragga dalle successive letture.

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    1. Capisco il tuo punto di vista! A me, invece, piace farmi trasportare un po’ oltre l’ultima pagina. Questo perché non avrei motivo di influenzare le altre lettura, ma solo la mia immaginazione su quella storia 😊

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  3. Davvero utilissimo! Io sono di fronte alla terza stesura di un epilogo, e devo dire che non ce la faccio più! Rileggerò il tutto e prima di ri-vedere l’ultimissimo capitolo ragionerò per bene sulle tue parole 🙂

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    1. Ciao Katy! Grazie, sono contenta che ti possa aiutare! Gli epiloghi sono sempre difficili da scrivere; quando li correggo ho sempre paura di “rovinare” il finale! Se vuoi qualche consiglio in più contattami all’email che trovi nel blog, ti aiuto volentieri senza nessun impegno 😊 a presto!

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      1. Grazie mille! Sei gentilissima!

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      2. Grazie a te per le belle parole! 😀

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  4. […] Qui il mio articolo precedente: Scrittura Creativa – il finale e le conseguenze della trama […]

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  5. […] già scritto nelle parti precedenti – che trovate qui Antefatti & Conseguenze – un romanzo si può suddividere in tre […]

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  6. […] non significa che bisogna scriverla con un finale che lasci il lettore di fronte a un muro (vedi Scrittura Creativa – il finale e le conseguenze della trama). Il finale può essere chiaro, aperto, violento, romantico. Insomma, qualsiasi tipo di finale può […]

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