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Scienze Umane per scrivere: creare personaggi reali studiando la psicologia

Il cervello è più esteso del cielo.

Emily Dickinson

Cari scrittori, oggi torniamo alla rubrica “Scienze Umane & Scrittura” (trovate tutti gli altri articoli QUI) e parliamo dell’applicazione alla scrittura delle teorie psicologiche tra le più rinomate, in particolare tratterò della teoria cognitiva delle emozioni di Richard Lazarus 

Prima, ecco i dettagli della teoria che ci interessano per scrivere personaggi memorabili.

Secondo la teoria una sequenza di eventi esterni porta a uno stimolo interno e da questo stimolo scaturisce un pensiero che provoca la reazione fisiologica legata all’emozione.

Facciamo un esempio:

sono rilassata

mi trovo di fronte un serpente (evento)

il serpente provoca in me lo stimolo alla paura

provo paura (emozione) e piango (reazione fisiologica).


Gli stadi sono dunque quattro: status quo + eventi + stimolo + emozione/reazione. Questa è, a grandi linee, quella che io trovo la struttura migliore per far agire il personaggio all’interno di un romanzo.

Ovviamente questa struttura non è adatta in tutti i casi, ma lo è sicuramente per alcune dinamiche e personaggi, fra questi:

  • Il mondo fantastico. Quando si scrive fantasy la rottura dello status quo dovuto a un evento è il modo migliore per intavolare una trama. L’esempio lampante lo troviamo in Harry Potter: un ragazzino normale e anche maltrattato che si scopre mago. Magico! Ma ne Il signore degli anelli non è il mondo magico a svelarsi, ma una profezia e quindi una richiesta. Il genere fantasy è sicuramente uno dei generi migliori per mettere in atto questa teoria.
  • I personaggi dei romanzi-ritratto. I romanzi-ritratto (temo che questo termine lo usi solo io) non sono veri e propri romanzi di formazione, perché non implicano grandi avvenimenti alla Renzo e Lucia, ma un ritratto, appunto, narrativo di un personaggio o della sua società. Per me, Lessico famigliare è il romanzo-ritratto. Lo status quo dei romanzi-ritratto è sempre sul filo del rasoio: non si spezza mai, o quasi mai, e se lo fa lo fa in maniera sottile. Ma… gli eventi e gli stimoli sono presenti e sovrastano quella rottura impossibile. Quando accade qualcosa nei romanzi-ritratti, infatti, lo stravolgimento è migliore quando è sottile, viscido ma crescente, e quando sa rivelarsi per piccoli eventi che confluiscono in un unico finale.
  • La narrativa di genere. Ho fatto un punto a parte per il fantasy, perché merita, ma l’intera narrativa di genere si basa sulla rottura di uno status quo. Nei romance, per esempio, oppure nella narrativa d’avventura o nella fantascienza. La rottura di un equilibrio scatena le emozioni dei personaggi e le fa diventare parte integrante della trama: se provi odio, agirai di conseguenza (e così per ogni sentimento sperimentato).
Come, quindi, utilizzare questo metodo per creare personaggi più credibili?

Ci aspettiamo emozioni reali

Quando leggiamo, lo sappiamo tutti, ci aspettiamo sempre emozioni reali. Rispondere con uno schiaffo a un saluto sgarbato, se non giustificato, è assurdo. Rispondere a un insulto con un “timido sorriso”, se non giustificato, è altrettanto impensabile.

Per questo ogni “evento” deve innanzitutto suscitare uno stimolo adeguato. Facciamo un esempio: da Follia di McGrath (non lo avete letto? Male, male…)

«Stella era nell’orto; mi disse poi che ci andava quando voleva abbandonarsi alla nostalgia degli inizi della loro storia. Tutt’intorno si coglievano già i primi segni dell’autunno, le ombre lunghe nella luce del pomeriggio, i colori cupi più brillanti. Qualcosa, nell’aria appena pungente, le parlava di foglie morte, di notti fredde, e della densa rugiada che all’alba brillava sulle ragnatele fra i rami. […] Una notte aveva sentito il Big Ben battere le quattro, si era girata su un fianco e aveva guardato Edgar dormire. Chi era? Chi era quell’estraneo, il suo amante? Si accese una sigaretta.»

Questa, oltre ad essere una delle descrizioni autunnali più belle che abbia letto (ma mi sto ricredendo, ad oggi, con la lettura di Autunno, le stagioni edito da Il Mulino), è anche un esempio di reazione.

Stella, la protagonista mentalmente instabile si innamora di un paziente psichiatrico della clinica in cui lavora il marito. Un amore malato, ovvio. Il primo evento è il ricordo della serra e le sensazioni che ne suscita. Il secondo è il rintocco del Big Ben, che le fa desiderare di voltarsi sul fianco (stimolo) per osservare Edgar – il paziente psichiatrico – e provare un’emozione (chi è?) per poi desiderare un “bisogno fisiologico” – più una declinazione di esso – ovvero accendersi la sigaretta.

Per capire queste dinamiche, ovviamente, il personaggio ci deve essere chiaro (come scrittori e come lettori) e ogni sua caratteristica – quelle che vogliamo far trapelare meglio – deve essere coerente con l’azione.

Essere coerenti non significa essere noiosi

La famosa pistola di Cechov ha più importanza che mai anche nel delineare un personaggio (e non solo la trama). Per chi si fosse perso l’aneddoto, lo riassumo brevemente: Anton Cechov diceva che, se in un romanzo compare una pistola, mettiamo nel capitolo 1, bisogna che prima o poi, mettiamo nel capitolo 30, essa spari.

Se diamo al lettore l’aspettativa su un personaggio, è necessario non illuderlo in maniere “truffaldina”, ma essere coerenti. Certo, questo non si applica a tutto – alcuni personaggi sono molto particolari, come ad esempio proprio Stella di Follia – ma possiamo dire che l’80% dei personaggi rispondo a questa chiamata.

Facciamo un esempio banalissimo, che di più non si può. Se alla fine della fiaba rivisitata della Disney Cenerentola non avesse sposato il principe, la coerenza del personaggio sarebbe andata a farsi fot… pardon, a monte. Lo stesso vale per il principe Filippo di Aurora ne La bella addormentata nel bosco: se Filippo non avesse combattuto contro Malefica e i rovi, che principe sarebbe stato?

Ogni personaggio ha un ruolo che deve mantenere coerenza, e il ruolo lo scegliete voi.

Le azioni e i pensieri

Ho spesso ripetuto che le azioni dei personaggi dicono molto più dei pensieri, e non lo rimangerò. Però…

Se i pensieri dei vostri personaggi sono confusi, poco chiari, e questo è un vostro intento, attraverso le azioni possono prendere forma e rendersi più comprensibili. Ancora, l’esempio è Stella di Follia (spoiler)

Durante l’annegamento del figlio, Stella non fa niente, non cerca di salvarlo, lo lascia morire. Questa è un’azione che dà credibilità a tutti i pensieri instabili e confusi del personaggio.

Si tratta di un espediente molto complesso da mettere in pratica, poiché se per voi l’idea è chiara, deve esserlo meno per i lettori nel momento in cui legge i pensieri e deve rivelarsi a mo’ di illuminazione quando avviene l’azione. Potete esercitarvi provando a:

  • far pensare al personaggio momenti felici e farlo infine suicidare (yuppi, allegria!)
  • far pensare cose terribili al personaggio e farlo poi sposare in happy ending
  • far pensare al personaggio un’alternanza di cose belle e meno belle e lasciare il finale in sospeso.

Non è necessario che ci scriviate un romanzo, basta una paginetta per esercitarvi.


Quali sono i problemi maggiori che riscontrate nella stesura dei personaggi?

Ecco un pdf di riepilogo dell’articolo:


Se volete acquistare i libri citati:

Follia, di Patric McGrath QUI

Autunno, di Alessandro Vanoli QUI

Ecco qualche altro articolo sui personaggi:

Scrittura Creativa – caratterizzare il personaggio 1

Scrittura Creativa – la voce del personaggio


Conoscete la Bussola? Il primo box personalizzato per gli scrittori: QUI

Potete trovarmi anche su IG QUI

A presto,

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