“Nicole. Un amore muto” di Federica Ronchetti – I Racconti della Bussola


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“Nicole. Un amore muto”

di Federica Ronchetti

Editing di Giorgia Sbardellati

TW: scene di sesso esplicite

Nicole e io siamo amanti da qualche mese. Ci siamo conosciute su Internet poco prima di Pasqua, in uno di quei siti per incontri dove guardi foto di ragazze e loro guardano le tue e se c’è attrazione reciproca ci si può scrivere a vicenda.

So poco della sua vita, non ne parliamo quasi mai. In verità preferisco stuzzicarla con frecciatine piccanti celate dietro piccoli complimenti.

Finché un giorno, scherzando, le ho detto:


«Dal vivo non riusciresti a resistermi…»

«Ah, sì?! E allora perché non ci vediamo?»

Da qualche mese ci incontriamo quando possiamo in qualche stanza d’hotel in giro per l’Italia; ogni volta scegliamo una città diversa, perché un nostro desiderio comune è visitarne il più possibile: insieme siamo state a Bologna, Venezia e Ferrara.

Basta un messaggio del tipo: Ehi, la prossima settimana sono in ferie, ci vediamo?”

“Dove?”

E così partiamo per città sconosciute al centro delle quali ci siamo solo noi e il nostro darci piacere a vicenda. Sì, ci vediamo per fare sesso, solo questo; giorni interi per viverci lontano da tutto e da tutti, concentrando le nostre attenzioni sui nostri corpi e lasciando il mondo fuori.

All’inizio non pensavo potesse attrarmi tanto: Nicole non è esattamente il mio tipo, anzi, non lo è affatto. Le donne prosperose e procaci non hanno mai catturato la mia attenzione: le ho sempre considerate stupide, “tutte tette e niente cervello”. Eppure, contro ogni mia aspettativa il suo modo di fare da maestrina saccente e i suoi continui complimenti mi hanno fatta sentire desiderata, come se fossi la creatura più strabiliante del pianeta. In pratica mi ha conquistata con pazienza e dolcezza, tanto che ho smesso di guardare tutte le altre e le mie giornate si sono riempite del pensiero di lei.

Quasi senza accorgermene, è da settimane che non faccio altro che pensare a lei; continuamente, ogni secondo, la mia mente è su di lei.

Credo di essermi affezionata. Anzi, penso di essermi proprio innamorata e voglio dirglielo. Glielo dirò stavolta, se mai troverò il coraggio.

Ammetto di avere paura, perché mi ha ripetuto infinite volte che è solo per divertimento, ma io non riesco a darmi pace.

Che ci posso fare se ogni volta che sento il trillo del telefono il mio cuore ha un sussulto? Se, durante le nostre chiamate, sento il battito accelerare e le mie guance arrossire?

Questa volta abbiamo scelto Roma, dopo tanti viaggi e incontri non so come abbiamo fatto a lasciare la città eterna così indietro.

Il mio treno arriva alle 10:30 precise.

Nicole è già lì che mi aspetta al binario tre con il suo sorriso smagliante.

Le porte si aprono e mi accingo a scendere col cardigan ben stretto in vita, il fresco autunnale inizia a pizzicare la pelle.

Giro lo sguardo prima a destra, poi a sinistra, e la vedo che mi raggiunge impettita come un militare.

Indossa dei pantaloni a vita alta color cachi e una camicetta beige leggermente sbottonata per mettere ancora più in evidenza le sue forme procaci e le maniche arrotolate fino al gomito. È celestiale, sono senza parole.

«Ciao» mi saluta con due baci sulle guance.

«C-ciao» tossicchio, «potremmo andare subito al Colosseo, che ne pensi?» chiedo mentre ci avviamo verso l’uscita; lei annuisce e mi fa cenno col braccio di guidarla fin fuori.

Prendiamo un taxi per evitare la calca della metro e in quindici minuti siamo già lì, ai piedi del Colosseo.

Nicole paga l’autista e mi impone il silenzio con l’indice per ammonire il mio intento di pagare la mia parte.

Mentre giriamo intorno alla struttura, Nicole attacca a spiegarmi a macchinetta tutto ciò che sa sull’argomento.

L’ascolto in silenzio, non ho il coraggio di farle presente che tutte quelle nozioni le ho già studiate a scuola, è così carina quando si immedesima nei panni della professoressa.

Il nostro tour del Colosseo finisce nel primo pomeriggio e propongo di andare in centro per un po’ di shopping compulsivo.

Via del Corso è piena di negozi delle grandi firme e di altri, meno famosi, le cui vetrine attirano la mia attenzione con gingilli e ninnoli più alla portata del mio portafoglio. Sono tornata una ragazzina nel Paese dei Balocchi mentre trascino Nicole da un negozio a un altro come un fantoccio per tutto il pomeriggio.

«Ti prego, sono stanca morta e sono anche passate le otto, che ne dici se torniamo verso l’albergo? Ho una fame da lupi» quasi mi supplica.

«Oh, dai, altri cinque minuti» piagnucolo.

«Come vuoi, ma purtroppo se rimaniamo avremo meno tempo poi per mangiare il dolce!» mi informa incamminandosi verso l’ennesima bottega.

So a quale dolce allude, d’un tratto anche io inizio a sentirmi infinitamente stanca e ad avere un vuoto nello stomaco.

Ceniamo al Genius restaurant, dove ordiniamo una costata per due e patate arrosto annaffiate con abbondante vino rosso.

Mangiamo in silenzio, non c’è bisogno di parlare, i nostri sguardi e i sorrisi lo fanno da soli.

Mentre mangio inizio quasi a prendere coraggio, magari potrei farmi avanti, dirle che la amo e che voglio stare con lei.
Prendo un leggero respiro e…

«Le signorine vogliono ordinare il dolce?» Il cameriere interrompe il mio slancio di coraggio e abbasso lo sguardo, bianca come un cencio.

Nicole ordina un tiramisù, io sono a posto, anzi, sento una leggera nausea. Rimanderò la mia confessione a più tardi.

«Te l’avevo detto che valeva la pena smettere di fare shopping per il dolce» mi schernisce.

«Non pensavo esattamente a questo di dolce».

Paghiamo e usciamo dal ristorante, per mia fortuna l’albergo non è troppo lontano; lo raggiungiamo in cinque minuti a piedi, ha prenotato Nicole.

«Ma è bellissimo!» dico saltellando sul posto.

«Le sorprese non sono finite» ammicca, apre la porta dell’entrata e con un ampio gesto della mano destra mi invita a precederla.

La hall è carina, senza troppe pretese, stavolta Nicole si è proprio superata malgrado il misero budget a disposizione.

Al bancone ci accoglie una receptionist tutta impettita con un tailleur grigio come il suo umore, le diamo i documenti per la registrazione e con un sorriso di legno ci porge la chiave della stanza, la numero 26.

La camera da letto è sufficientemente pulita, non sento a primo acchito la paura di infilarmi sotto le coperte e trovare brutte sorprese, come macchie non bene identificate o insetti striscianti con infinite zampette.

Mi guardo attorno, è veramente essenziale, ma ha tutti i comfort necessari per una notte: un letto comodo, il riscaldamento, la tv e una cassettiera dove poter appoggiare le valigie.

Nicole mi spinge subito nel bagno. Anche qui l’arredamento è minimal, con la sola eccezione della vasca da bagno in porcellana bianca proprio al centro della stanza. Sorretta da piedini di metallo, è abbastanza spaziosa da starci in due.

«Non posso crederci, ti sei ricordata!» urlo di ben due ottave più forte del normale.

«Sì, baby, quando mi avevi detto di quel film… com’è che si chiamava?»

«Below her mouth

«Sì, quello, quando mi hai raccontato di quanto ti avesse colpito la scena dove le due protagoniste facevano sesso nella vasca, ho pensato fosse carino farti provare.»

Decidiamo di aprire i rubinetti e nel frattempo ne approfittiamo per spogliarci a vicenda e baciarci con passione come belve fameliche.

Ora che la vasca è piena, mi immergo completamente. Nicole afferra una bottiglia di champagne ghiacciato e due calici poggiati su un tavolino in legno, sistemato proprio accanto al bordo smaltato del bacile. L’acqua calda che scorre e la schiuma mi provocano una sensazione piacevole, che presto si diffonde in tutto il corpo e mi fa rilassare all’istante.

Nicole prende il suo posto di fronte a me e mi offre un bicchiere colmo di bollicine, pronta a brindare alla nostra fuga. Il tintinnio risuona nella stanza come una melodia e io alzo lo sguardo su di lei.

I suoi lunghi capelli biondi si sono leggermente inumiditi al contatto con l’acqua; e le ricadono sul seno sporgente e sodo e le ricoprono i capezzoli turgidi, donandomi una visione celestiale che mi fa quasi smettere di respirare.

Sorseggia il vino con quelle morbide labbra scarlatte, che so essere così viziose.

I suoi enormi occhi blu cobalto scivolano lungo ogni centimetro del mio corpo, mi scrutano così seri che mi fanno sentire più nuda di quanto non sia già.

Io ti amopenso, quasi senza fiato.

«Stai bene?» chiede, vedendo il mio viso paonazzo.

«Oh, s-sì, benissimo.»

«Com’è andato quell’esame di cui mi parlavi? Economia, giusto?»

«Ah, sì, lasciamo stare… Credo di aver perso qualche anno di vita per studiare tutto, ma per fortuna è andato molto bene, ho preso 25» balbetto, cercando di togliermi quell’espressione da idiota che si è fatta largo sul mio viso.

«Bravissima!»

«Ci vorrebbe un premio» ammicco piena di lussuria, che però viene prontamente schivata con un sorriso sornione e con l’ennesimo sorso di vino. Ѐ chiaro che adora giocare in questo modo e farmi scalpitare.

«Tu, al lavoro?» decido di chiedere, tanto per spezzare l’attesa che mi sta uccidendo.

«Abbastanza bene, sai, le solite rogne con i clienti che ne inventano sempre una per rompere… e le mance sono scarse.»

«E con i colleghi?» stavolta sono io a fare un sorso; se continuiamo così, saremo ubriache ancora prima di arrivare a fine conversazione.

«Alle solite, non hanno voglia di fare il loro lavoro. Poi si ingelosiscono se il capo si complimenta con me e così decidono di ignorarmi» dice gesticolando con la mano con fare sbrigativo, come se la faccenda non la toccasse minimamente.

«Ah, quindi sei ancora la cocca del capo, la sua piccolina!» la sbeffeggio ridendo di gusto e approfitto per prendere un altro sorso di vino.

Inizio a sentire l’ebbrezza e l’eccitazione che mi mandano su di giri, non ho più voglia di aspettare.

Mi sento audace e decisa a prendere l’iniziativa.

«Sta’ zitta! Non è vero che sono la sua cocca, faccio solamente bene il mio lavoro, al contrario dei miei colleghi, che sono più spesso in pausa caffè o a fumare che tra i tavoli a prendere ordinazioni o a sparecchiare. Il mio capo sa che sono l’unica che malgrado tutto si impegna e ci mette il c…»

Così, mentre sta ancora finendo di parlare, il mio piede si solleva oltre il pelo dell’acqua, come se avesse vita propria, sfiora il suo ventre e risale verso il seno.

Avverto i muscoli dell’addome che si tendono al mio passaggio. Nicole segue tutto il movimento solo con lo sguardo, ogni muscolo del suo corpo sembra essersi trasformato in un blocco di cemento, intorpidito e incapace di reagire.

Non è consuetudine che io prenda iniziative del genere, infatti mi accorgo che tenta di trattenere il respiro, è sempre più eccitata.

Ha la pelle morbida e il suo seno pieno e perfetto a contatto col mio piede mi procura un piacevole tepore tra le gambe e brividi che mi corrono su tutta la schiena. D’un tratto la sua mano mi afferra, alzo lo sguardo: ha la testa piegata di lato e un sopracciglio inarcato; mi guarda divertita perché sto cercando di sedurla, ma sappiamo entrambe che la più eccitata sono io.

«Che credi di fare?» ridacchia.

«Sai, stavo pensando che per me tu sei la mia piccolina» e come una gatta che fa le fusa inizio a toccarmi tra le gambe con ingordigia; impazzisce quando sono così spregiudicata, lo vedo dalle sue pupille dilatate e dal fiato corto.

Io ti amo.”

«Ah sì?! Allora devi sapere che questa piccolina si è fin troppo eccitata. Ora verrò un po’ più vicino a te e ti giuro che urlerai dopo avermi provocata in questo modo.»
«Prendimi, piccola, sono tua!».

Non appena sente quel prendimi si avventa su di me così velocemente che l’acqua schizza fuori dalla vasca, la sento ricadere con uno scroscio sul pavimento.

Mi bacia. Le sue labbra toccano le mie in una lenta danza che mi fa quasi fischiare le orecchie.

Le nostre lingue si esplorano come se volessero assaporarsi meglio, le nostre bocche si muovono all’unisono, come se si conoscessero da sempre. Mi assale con la sua statura ben più imponente della mia.

Io ti amo.”

Afferra il mio sedere con urgenza e mi trascina a sè facendomi aderire al suo caldo corpo nudo. Avverto il calore del suo seno vicino al mio viso, quasi lo sfiora, e il suo sesso all’improvviso si appoggia al mio, con irruenza. Mi fa sciogliere di piacere.

«Ti piace?» domanda, più per nutrire il suo ego che per sentire la risposta.

«Oh sì, da morire!» l’accontento; non che sia una bugia, ma so che le piace farmi godere e che rappresenta un modo tutto suo per godere a sua volta. Lascia le mie natiche, mi afferra i polsi e li porta sopra la mia testa, senza mai staccare i suoi occhi dai miei. Fa un sorriso da bambina impertinente; ha imparato fin troppo bene che essere dominata a letto mi fa impazzire e allo stesso tempo eccitare alla follia.

Poggia lenti e piccoli baci sul seno per poi concentrare tutta la sua attenzione sui miei capezzoli, roteando la lingua intorno alle mie punte sensibili per un tempo interminabile, mentre continua a tenere le mie mani con una delle sue impedendomi di muovermi, con l’altra mi accarezza il seno.

“Io ti amo.”

Nicole mi offre le dita della mano libera: implicitamente mi sta ordinando di succhiare.

«Ti assicuro che non servirà» ridacchio alludendo all’eccitazione che ormai sento già da un po’ in mezzo alle gambe.

«Sì, che serve. Vederti succhiare è sempre un’esperienza sconvolgente» mi provoca facendomi un largo sorriso e l’occhietto irriverente.

Così obbedisco in silenzio, le uniche parole che vorrei dire rimangono mute; serro bene la bocca, ho paura. Se per lei non fosse lo stesso? E se davvero volesse solo questo? E se, una volta saputo, scappasse?

Non appena le mie labbra avvolgono le sue dita, lei riversa gli occhi all’indietro completamente in estasi, mugolando in segno di approvazione; soddisfatta, porta una mano proprio lì, sotto il pelo dell’acqua e sfiora con le dita la mia peluria appena accennata. Posa le sue labbra sulla mie e con il pollice inizia a massaggiare il clitoride.

Io ti amo.”

Continua a baciarmi lasciandosi andare con tutto il peso su di me, stanca di trattenersi, e forse anche un po’ provata dell’immensa tensione sessuale che riempie la stanza, sempre più satura dal crescendo dei nostri gemiti.

Finalmente inizia a penetrarmi, dapprima con dolcezza, talmente tanto lentamente che quasi mi esaspera, poi con colpi che via via si fanno sempre più veloci e più forti. Sento tutto il mio corpo che inizia a vibrare. Sto per venire, lo so, lo sento, e un urlo mi pervade.

Mentre la mia mente grida un altro “Io ti amo!”, ogni più piccola parte di me lo fa. Un urlo che squarcia le orecchie, ma che lei non può sentire.


L’autrice

Sono nata a Camerino un paese di poco più di 5000 abitanti dell’entroterra marchigiano. Quando andavo a scuola non credo di essere stata una scrittrice brillante, non ricordo in tutta la mia carriera un tema nel quale abbia mai avuto una votazione che superasse sette. La scrittura per me è stata in un certo senso una valvola di sfogo. 

Quando avevo quattordici anni ho subito un lutto improvviso ed importante che mi ha segnato, un incidente sul lavoro si è portato via mio padre. La mia prima reazione è stata chiudere sottochiave il dolore, poi però il dolore aveva bisogno di sfogarsi di essere incanalato in qualche modo. La scrittura è stata una mia grande amica in questo periodo, comprai un sottile quadernino nero e lo usavo per parlarci con mio padre, piccoli pensieri niente di più. 

Poi essendo caratterialmente molto chiusa ho usato la scrittura proprio come avevo fatto con mio padre per ogni aspetto della mia vita, ogni volta che avevo dei problemi scrivevo e mi aiutava. Ho iniziato a scrivere qualcosa che si avvicinasse ad un racconto vero e proprio nell’inverno del 2019, avevo avuto una grande delusione da un’amica e scrissi un racconto dove avevo cambiato il finale della storia.

Poi durante il primo lockdown con le pochissime conoscenze che avevo in termini letterari ho ripreso in mano il medesimo racconto l’ho ampliato, continuato e cambiato per l’ennesima volta il dialogo. E arriviamo al giorno d’oggi, una ragazza conosciuta su internet alla quale feci leggere piccoli estratti del mio romanzo mi lanciò una sfida: “hai una certa vena per le scene con contenuto erotico, dovresti provare…”, da quella frase sono nati tanti racconti di cui uno è “Nicole. Un amore muto”. 

IG: @scribacchina_per_caso

L’editor

Bio: Le storie sono la mia passione e da anni lavoro e studio per realizzare un sogno: diventare editor. I libri sono sempre stati una costante in tutto il mio percorso, a partire dagli studi umanistici (Lettere, poi magistrale in Editoria e Giornalismo). Ho lavorato in biblioteca e come copywriter, ho perso qualche diottria per imparare ad impaginare con InDesign, seguito corsi di editing e correzione di bozze.  Amo Shirley Jackson, Angela Carter, i corvi e il caffè. 

Sito: http://paroledipolvere.com/

IG:  https://www.instagram.com/parole_di_polvere_books/

Vuoi scoprire com’era il racconto prima dell’editing?


I Racconti della Bussola è un progetto che unisce esperienza e visibilità. Scrittori emergenti e aspiranti editor si incontrano per lavorare a racconti con tema specifico. Se vuoi partecipare, leggi le date e i regolamenti QUI.

Leggi gli altri racconti del mese di ottobre QUI

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