Libri da ri-leggere

Quanti libri vi hanno emozionato a tal punto da doverli tenere in un posto preciso in una posizione precisa, così che quando ci passate vicino potete rivivere le loro avventure e i loro pensieri solo con uno sguardo?

Oggi vorrei parlarvi dei libri che ho riletto di recente e attraverso i quali ho rivissuto le stesse emozioni, piangendo ancora, ridendo ancora, mentre sulla pelle mi affioravano gli stessi brividi della prima volta in cui i miei occhi si sono posati su quelle righe ormai consunte e sbiadite.

  • Il buio oltre la siepe

Harper Lee mi ha catturato per la prima volta con il suo romanzo Come uccidere un usignolo (traduzione del titolo originale – “mockingbird” non è propriamente “usignolo” ma non esiste un corrispettivo italiano). Il libro ha ormai quasi sessant’anni, ma carpisce ancora ogni aspetto della nostra società. La paura per il diverso nasce dalla paura stessa del conoscere il diverso, questo, a mio parere, uno dei significati che la scrittrice ha voluto trasmettere attraverso le pagine del suo romanzo. Lessi questo libro per la prima volta all’età di 11 anni; sebbene le linee generali mi fossero chiare, quando finii di leggerlo ancora non avevo capito se Boo Radley (l’uomo rinchiuso in casa che la protagonista Scout e suo fratello temono) fosse buono o cattivo. Certo, questa distinzione ha un non so ché di infantile, ma allora non avevo conoscenza del fatto che nella vita non tutto è nero o bianco. Tre mesi fa quando per caso il libro mi è ricapitato tra le mani, è stato come se avessi sempre saputo la soluzione e fosse bastato un alito di vento per darmi l’ultimo fatale indizio. Consiglio la rilettura (o la prima lettura se qualcuno ancora non l’ha fatta) di questo romanzo unico nel suo genere e raccontato con la voce onesta e ingenua di una bambina dietro la quale si nasconde una donna premio Pulitzer.

  • Il giardino segreto

«[…] il pensiero, il puro pensiero, è potente quanto una batteria elettrica e può essere salutare come la luce del sole, o nocivo come il veleno». Così, Frances Hodgson Burnett introduce la riflessione finale del suo romanzo. Un pensiero che riflette l’evoluzione più significativa della sua epoca (1848-1924), quella dell’elettricità applicata. La scoperta in campo pratico di una forma di energia, così imponente e a tratti spaventosa, si ripercuote pesantemente sulla società dell’epoca. Il giardino segreto rispecchia, da una parte, la paura e, dall’altra, la meraviglia. La storia di Mary Lennox, bambina scontrosa e viziata, rimasta orfana e affidata allo zio, mette sotto la lente d’ingrandimento il conflitto più importante nella vita di ognuno: quello con sé stessi.      Quando ho riletto questo romanzo dai toni prepotentemente introspettivi, è stato come tuffarsi nel mondo innocente dell’infanzia che capisce molto più di quanto non faccia la parte adulta della nostra anima. L’atmosfera magica del giardino riscoperto e curato con così tanto amore dà al romanzo un aurea quasi mistica e permette a chi lo legge di immergersi in un mondo tanto vero quanto magico.

 

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  • La fattoria degli animali

Nella mia edizione 2008 OscarMondadori, in copertina appare il dipinto di George Grosz, Circe 1927 (andate a vederlo, ne vale la pena). Quando lessi il libro per la prima volta, quest’immagine mi confuse: i maiali di George Orwell, all’inizio, mi sembravano onesti e giusti con i loro compagni. Bistrattati da un uomo senza pietà, gli animali della Fattoria Padronale diventano quelli della Fattoria degli Animali, capeggiata dai maiali, a loro dire i più intelligenti, e portata avanti dal resto della ciurma (cavalli, galline, pecore ecc). Rileggendo questo capolavoro, una forte critica al comunismo e alla Rivoluzione Russa Sovietica, ho potuto ri-coglierne il senso: il lavoro, le menzogne e la fatica degli animali capitanati da un tiranno sono la perfetta metafora dei soprusi comandati dall’URSS. Questo libro fu pensato per la prima volta nel 1937, ma non fu scritto che intorno alla fine del 1943. Perché? La Gran Bretagna indipendente, che proclamava la libertà e la spruzzava come coriandoli nelle teste dei suoi civili, era allora alleata dell’Unione Sovietica. La pubblicazione di un libro così fortemente critico avrebbe riscosso ponderose critiche e la nazione della falsa libertà di stampa non poteva permetterselo. Ciò che era richiesto era una ammirazione incondizionata nei confronti della Russia, la pubblicazione di un libro del genere era davvero inopportuna. All’inizio, però, un editore aveva mostrato interesse per l’opera, ma dopo gli accordi preliminari decise di confrontarsi con il Ministero dell’informazione (che pare l’avesse messo in guardia dal pubblicarlo). L’editore suggerì a Orwell una modifica «[…] la favola sarebbe meno offensiva se la casta protagonista non fosse quella dei maiali». Orwell rifiutò e commentò «Il problema implicito è semplicissimo: ogni opinione, per quanto impopolare – per quanto anche stupida – ha diritto di essere sentita? Mettila in questa forma e quasi tutti gli inglesi intellettuali capiranno di dover dire . Ma dalle una forma concreta, e prova a chiedere e un attacco a Stalin? ha diritto di essere sentito? e la risposta sarà il più delle volte no». La forza della libertà è stata messa a dura prova, ma lo scrittore, convinto che quella stessa forza avrebbe portato solo benefici, non accettò mai compromessi. Consiglio a tutti di rileggere questo romanzo, o leggerlo per la prima volta. Io, ad esempio, mi sono anche emozionata alla morte di uno dei personaggi (per non rovinare la sorpresa a chi ancora non l’ha letto non ne farò il nome).

  • Foglie d’erba

Passiamo adesso, e non potevo non citarla, a una raccolta di poesie. Foglie d’erba di Walt Whitman. Ecco, per me, uno dei rari casi in cui un film mi ha fatto scoprire un autore. All’età di tredici anni, quando i primi amori sbocciavano come le rose d’autunno, vidi in  videocassetta (ah!, bei tempi) il capolavoro ispirato al libro di Nicholas SparcksLe pagine della nostra vita (titolo originale The Notebook). Consiglio la visione a chi non l’abbia mai guardato (recitano Ryan Gosling e Rachel McAdams). Il film in cui i due protagonisti vivono una delle storie d’amore più semplice e genuina è un intreccio di paura adolescenziale e consapevolezza. In una delle mie scene preferite, il protagonista maschile (Noa) legge sul portico della sua piccola casa a Seabrook Island (Carolina del Sud) le poesie di Walt Whitman. Alcune frasi mi lasciarono incantata, così decisi di acquistare il libro. Lessi la raccolta tutto d’un fiato. Nella prefazione alla prima edizione (1855) Whitman scrive «L’universo conosciuto ha un completo amante, e quello è il più grande poeta». Già si svela un aspetto determinante della sua poesia: la celebrazione del vivente, attraverso il momento fulmineo di un attimo. Whitman parla di vivificazione, senza la quale tutto sarebbe inutile o insensato. Qui vi lascio una delle poesie, una delle mie preferite, monito per i Poeti Futuri:

Poeti futuri! oratori cantori, musicisti a venire!

L’oggi non può giustificarmi e chiarire che cosa sono,

ma voi, una nuova nidiata, nativa, atletica, continentale,

più grande di quelle conosciute prima,

sorgete! poiché voi dovete giustificarmi.

Per me io non scrivo che una o due parole indicative

per il futuro,

non faccio che avanzare un momento soltanto per girarmi

e affrettarmi nell’oscurità.

Sono un uomo che vagabonda senza mai davvero

fermarsi, getta uno sguardo casuale su di voi e poi

lasciando a voi di provarlo, di definirlo,

attendendosi le cose più importanti da voi.

 

E voi? Poeti Futuri? Quali sono le vostre ri-letture preferite?

A presto,

Gloria

Il mio sito di Editing e per voi una prova gratuita, visitate la pagina o scrivetemi nel modulo qui sotto!

Il mio precedente articolo

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