“Disperata Lealtà” di Giada Abbiati – I Racconti della Bussola

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“Disperata Lealtà”

di Giada Abbiati

Editing di Valeria de Chirico

«Non c’è posto al mondo che meriti di essere protetto più di Volta del Meriggio.»

Sfrigolano le foglie e sospira la folla. La commozione sembra scuotere persino i rami degli alberi intorno al patibolo.

Le parole di Re Lareon gli sfiorano la pelle come i raggi del sole primaverile. Dagli aliti prima animati dalla collera, ora dal popolo prorompono singulti commossi. Leale Galeor si accorge delle proprie lacrime solo per lo sfarfallio irrefrenabile delle palpebre. E sa che sfarfallano anche i cuori dei sudditi, ora che la verità è stata detta; ora che dietro alle ultime, pietose, apparizioni in pubblico del sovrano legittimo la reale motivazione risplende encomiabile.

“Ho consumato fino all’ultima briciola della mia dignità. Ho ballato nudo e mangiato vermi in piazza, facendomi carico della vita del mio popolo che veniva calpestata nei campi e nelle fabbriche. Ho sollevato tonnellate di macerie dalle miniere che l’avevano intrappolato. Infine, ho ceduto alla lusinga tentatrice del nemico, sapendo che dietro il miraggio ci sarebbe stata la forca. Ma lo rifarei, dovessi morire altre cento volte ancora.” Così Re Lareon aveva incendiato i cuori.

Non c’è posto al mondo che meriti di essere protetto più di Volta del Meriggio.

Volta del Meriggio, la capitale delle Terre Inondate dal Sole, splende ancora, sebbene un sipario di sordida corruzione nasconda il suo spirito casto; splende perché Re Lareon, nei ricordi di Galeor, è la fonte di luce che la alimenta.

La verità è arrivata, accecante, e Re Lareon è stato graziato dal popolo. Venti persone avrebbero giustiziato ogni giorno, se ogni giorno il Santo Sovrano non avesse eseguito gli ordini. La Lega d’Ombra ha architettato tutto con minuzia: la sostituzione del vecchio re con un fantoccio dalle stesse sembianze, plasmato dai ricordi dell’Avido Usurpatore che serviva il sovrano, la sua nomina a legittimo successore. Così sono arrivati all’accordo falso che il Santo Sovrano ha accettato per riprendersi il trono dopo due anni, durante i quali Volta del Meriggio tramontava nel lerciume della corruzione.

Due anni interi lontano dalla stima, dai Leali Salvatori, dal popolo. Due anni passati nella vergogna a salvare quasi quindicimila vite. Quale Lealtà inesauribile emana Re Lareon verso Volta del Meriggio, fonte di eterna vocazione.

“Santo Sovrano” pensa Galeor, e la Lealtà rimbalza contro la sua cassa toracica in un singulto straziato, “guidaci, guidaci ancora!”

Leale Galeor sente le catene che gli hanno scorticato polsi e caviglie tintinnare, scattare e poi cedere: s’aprono e cascano a terra, come le lacrime che lo stanno accecando. Non è però sicuro di poter fare ancora affidamento sui propri sensi, perché ogni sua fibra è tesa verso il Santo Sovrano, che si erge con il volto affaticato verso la folla. È inginocchiato, ma pare immenso; è sporco, eppure casto agli occhi di coloro che sono stati salvati.
Solo nel naturale movimento di asciugarsi gli occhi, Galeor s’accorge del miracolo: le catene si sono davvero spezzate.

«Olio per il traditore!» È la voce dell’Avido Usurpatore a rimbombare, stavolta.

La folla però non si placa, immune al suo tono. Leale Galeor accoglie i lamenti e insieme al popolo allunga le mani, pronte a sorreggere in un gesto di disperazione la vita del giusto sovrano. Scorge gli arti del volgo arrestarsi contro le barricate, fendere l’aria graffiandola con le unghie nel tentativo di raggiungere il re, finché il sibilo delle fruste infrange la loro forza. Rientrano all’esterno dello sbarramento in uno scatto spaventato. Tuttavia, una sola sferzata di dolore è sufficiente a creare resistenza e le mani rispuntano, le barriere gemono, neanche le fruste le possono più respingere.

Re Lareon viene cosparso d’olio e ora è il cuore di Galeor a tendersi verso il sovrano. Il giusto sovrano, al quale ha dedicato la sua eterna lealtà. Non conosce altro, lui, e nemmeno i suoi compagni, i Leali Salvatori: nella Lealtà sono stati forgiati e in essa moriranno.

«Maestà, ci guidi ancora!» Il suo grido finisce in un rantolo.

«Salvi la vita del mondo, salvi la vita di Volta del Meriggio!» si accoda subito Leale Jude, il secondo di loro a essere entrato nell’Ordine.

«Salvi Volta del Meriggio!» La richiesta strazia le gole degli altri otto Leali Salvatori e poi vibra forte dal popolo. Esplode come un’eruzione: incandescente, accorata. Più quella forza motrice si attiva, più Galeor si sente trascinare in avanti. È la lealtà a guidarlo, ancora, verso il suo Signore. Le fruste schizzano e squarciano, ma solo la voce di Re Lareon raggiunge il suo cuore tormentato.

«La vostra lealtà per me viene ufficialmente dispersa.» La sua voce placa di nuovo gli animi. «Concentratela sulla mia famiglia. Vi rendo liberi da me, ora i vostri signori sono altri.»

Leale Galeor si protende. Nella sua mente esiste solo la figura del suo Santo Sovrano, che non lo guarda più, fissa il popolo e Volta del Meriggio. La osserva stoico agitarsi in quella lieta giornata di sole. «Che tutti vedano con chiarezza la sua morte e quella dei Leali Salvatori fino alla fine della città» aveva decretato l’Avido Usurpatore, Heseberg Ihan, scegliendo la data dell’esecuzione affinché si svolgesse in una lieta giornata di sole.

«Fuoco per il traditore!» Heseberg sopraggiunge a spezzare il silenzio gravido di tensione.

«Siete liberi» continua imperterrito Re Lareon, nonostante il boia gli abbia ormai avvicinato la torcia infuocata al volto, «donate la vostra Nobile Lealtà alla mia famiglia.»

Leale Galeor scatta e tutti gli altri Leali Salvatori lo seguono. Si lancia contro le guardie della barricata e rilascia abbagli di Lealtà Protettiva a fare da scudo, ma sente che qualcos’altro cerca di trattenerlo, di farlo girare verso il Santo Sovrano.

Un ricordo si affaccia alla mente: Re Lareon gli dona una capsula; lì dentro c’è il terriccio della sua regione d’origine. Quando un Leale Salvatore viene reclutato, dimentica tutta la sua vita precedente, ma Galeor ricordava l’odore umido e pregnante della terra di Bosco Fatuo. Lareon gli aveva permesso di aggrapparsi a quell’unica nota per tutto il tempo, per fargli ricordare di essere, in fondo, umano. Nonostante i Frutti Proibiti cancellassero quasi del tutto ogni altra forma di attaccamento oltre la lealtà.

“E se mancasse una guida, sarebbe ancora la Lealtà a prevalere? Che ne sarebbe di noi, cavalieri privi d’armatura e d’altra volontà?” Re Lareon è splendido come il sole in quel ricordo, un faro nell’oscurità.

Una vampa di calore lo travolge, schioccando e sfrigolando. Galeor serra gli occhi per liberarsi delle lacrime: adesso più che mai, la lucidità deve segnare la via.

«Non voltatevi!» urla agli altri e solo allora si accorge dei loro pianti. «Lealtà alla famiglia!  Non voltatevi!»

L’odore di carne bruciata invade i suoi polmoni arrochiti dalla fuga. Leale Galeor sa che non può – non deve – girarsi, ma quando la folla ulula disperata: «Lealtà al Sovrano del Meriggio!» allora lui si gira per un’ultima, fugace occhiata. L’ombra di Re Lareon si staglia fra le fiamme, ancora ferma e inginocchiata, la schiena ritta e il mento alto. Pare guardare strenua alla fine della città, dove il meriggio fa splendere i mille cristalli del bosco.

Galeor dà di nuovo le spalle a Volta del Meriggio, al suo glorioso sovrano morente e agli inseguitori e la frescura degli alberi lo accoglie insieme agli altri Leali Salvatori. Lui, indefesso tra le fronde e libero dalle catene, li guida, alimentato dalla nuova missione di lealtà. Gli sgherri di Heseberg Ihan gridano metri indietro; non sanno cos’è la lealtà, ma sanno uccidere per denaro.

«Lealtà alla famiglia. Avanziamo.» Ormai è l’unica cosa che Leale Galeor ha in mente.

«Ci seguiranno.» È Leale Savog a sollevare la questione; corre con andatura forsennata, ogni muscolo del corpo alimentato dalla Lealtà. Il gemello Govas lo imita appena di fianco.

«Disperdiamoci.» Leale Jude cerca una soluzione immediata, lo fa sempre.

«La Lealtà è più forte, insieme» protesta Galeor con veemenza.

“E poi? Chi guiderà i Leali Salvatori?” Una parte di lui cede al dubbio, ma subito lo sopprime perché i dogmi dicono che è la Lealtà soltanto a guidare l’Ordine.

Leale Visus rilascia il potere dietro di sé e si ferma. Intona: «Un solo lume di candela può spegnersi al minimo alito di vento o trasformarsi in un incendio.» 

Crea una barriera di pura vocazione, inscalfibile. Visus è il saggio del gruppo, come una montagna che ha vissuto mille ere, e conosce la forza individuale della Lealtà. I gemelli gli si affiancano e il trio rimane indietro. Non dicono una parola. Nell’Ordine è la Lealtà a connettere tutti loro: amplifica la vita e ancora di più la morte, spinge l’intenzione oltre i più esistenziali limiti dell’uomo e si solidifica in luminose onde per attaccare e proteggere.

Dietro le maschere che indossano per fede all’Ordine, Galeor percepisce la strada fatta fino a quel momento. Quella di Leale Visus è color cenere, come il giorno in cui Re Lareon lo prelevò da una città assediata. Lui ricorda bene Visus, quella volta, macilento e fragile fra le assi annerite, con lo sguardo rosso che si sollevava appena sul loro Signore.

“Un singolo tizzone può ravvivare un fuoco” erano state le parole di Re Lareon all’allora giovane ragazzo. Leale Galeor aveva percepito la potenza di quella frase, tramutata in una scintilla che era scoccata in fondo al suo cuore e aveva rinvigorito la sua volontà.

“O bruciare una città.” La frase di rimando di Visus ardeva, scoperchiando il vuoto che gli si era creato dentro. Era ormai un ragazzo senza uno scopo, se non quello di bruciare e bruciare e bruciare. Galeor si era teso, pronto a difendere il Santo Sovrano, ma il nobile Lareon si era inginocchiato di fronte a quella creatura che aveva più dell’animale ferito che dell’umano.

“Può illuminarla, invece. Sarai tu a illuminare tutte le città in cui metterai piede.”

Così Visus aveva intrapreso la via dell’Ordine dei Leali Salvatori e ora è lì a illuminare la loro via, mentre le grida degli uomini dell’Avido Usurpatore li inseguono pregne di vendetta. L’aura di Lealtà di Visus si espande a cerchi concentrici e fa tremare la terra. La sua figura risplende in essa.

Lealtà si radica a terra come un albero che estende le radici.

Recita il terzo dogma.

Lealtà agisce concentrica e simbiotica, condivisa dalla mente.

A dimostrazione del quarto dogma, i Leali Gemelli saettano tra le fronde in un movimento coordinato, dardi luminosi proiettati verso i nemici. Agli occhi di Leale Galeor, che ormai sta lasciando i fedeli compagni per raggiungere la famiglia del sovrano, diventano scie d’oro nel buio. Le fronde si sono fatte così fitte da infrangere qualsiasi raggio di luce.

«Lealtà alla famiglia» ripete Leale Galeor e i compagni replicano con un: «Fino alla morte.»

Gli alberi sfilano, nella corsa, in ombre dimenticate, si distorcono e poi allineano, escludendo ai suoi occhi la casa della famiglia reale. È il profilo di quell’abitazione a fargli dimenticare, per un istante, la vita che ha condiviso insieme ai Leali Salvatori. Gloria e virtù sfumano per un momento, così come la figura del Santo Sovrano, e i muscoli delle sue gambe spingono ancora più a fondo. Gaelor guida il gruppo, che forma la punta di una freccia.

Lealtà è una freccia: tende solo in una direzione e ogni suo componente si fonde agli altri per centrare il bersaglio.

Leale Galeor vede allora negli alberi non più ombre serpentine, ma le vicende che hanno segnato la loro direzione. L’Ordine dei Leali Salvatori segue un’unica traiettoria da più di vent’anni: Re Lareon ne era l’arciere. Con l’unica vocazione di salvare le Terre Inondate dal Sole, ha difeso cittadini e costruito luoghi in cui sentirsi protetti, favorito i commerci e resi sicuri i templi del culto. Anche quando il Santo Sovrano è andato per mare per cercare nuova prosperità per il regno, lasciandoli da soli a fronteggiare le difficoltà del paese, la morte del vecchio re e l’usurpazione del trono, ognuno dei loro sguardi era teso all’orizzonte lucente, in attesa del suo ritorno; e quando non era l’unione tra cielo e mare a colmare i loro occhi, solo il benessere di Volta del Meriggio animava come obiettivo i loro spiriti.

«Le ombre si muovono.» La voce di Leale Frosch è appena un sussurro.

Il compagno inchioda sull’ala sinistra insieme a Lance e Tomer e i tre rispondono all’oscurità con una pioggia di dardi luminosi. Jude afferra Galeor, perché anche lui si sta fermando: in fondo, la Lealtà non è una freccia che costituisce una cosa sola?

«È la Lega d’Ombra.» Jude lo trascina insieme a Kame e Isne. «Non possiamo affrontarli adesso.»

«La Lega d’Ombra…» sospira Galeor tra gli ansiti e quel nome sibila più forte di una frusta che schiocca.

La Lega d’Ombra è nemica della Lealtà. È la sua antitesi più radicata, che avanza nell’oscurità evanescente, che sussurra inganni e allontana Volta del Meriggio da un futuro prospero. Accresce il potere  degli avidi e rende gli industriali fantocci corrotti, lascia che l’inquinamento insozzi acque, suolo e aria e sgretola le risorse delle Terre Inondate dal Sole per ordine di Hesenberg Ihan.

Lealtà è lo scudo che permette alla luce di avanzare.

Un lampo risplende a sinistra, un’eco di morte esplode nel petto di Leale Galeor. Jude ha uno spasmo in avanti e Kame e Isne…

crollano.

Spirano appena dietro, interrompendo la corsa. In un istante la Lealtà finisce in pezzi perché due legami della rete si spezzano. Hanno perso gli scudi.

Gli alberi neri ora si muovono e i sicari della Lega d’Ombra avanzano. Galeor sorregge Jude, ferito a una gamba da un Dardo Sobillatore. Freme quella freccia d’ombra nella sua carne, ma il primo Salvatore sa curare la piaga, grazie alla Lealtà. Una singola scintilla può illuminare la notte più buia e Leale Galeor ne innesta una briciola nella gamba di Jude: s’incendia come una miccia e la nera puntura del Dardo Sobillatore si dissolve. Si concentra su quell’unica possibilità per non fermarsi a combattere, per sopire il livore che gli risale la gola. Ecco cosa fa la Lega d’Ombra: annienta l’intenzione e alimenta la fiele, corrompe anche l’animo più leale. Ma lui ha la famiglia del Santo Sovrano da proteggere. Lui e Jude, mentre gli altri Leali Salvatori combattono.
La Lega d’Ombra è arrivista e calpesta i compagni. I Leali Salvatori danno una possibilità di riuscita, sempre.

«Leale Jude, avanziamo.» Galeor sa che è un ordine più a se stesso che al compagno.

Combattere non è un’opzione. La famiglia aspetta di ricevere il diritto di vivere ancora. Erano stati la loro priorità durante l’assenza di Re Lareon, lo sarebbero stati fino alla fine dei loro giorni.

«Galeor, che avanza nonostante sia finita.» Jude sembra aver recuperato la lucidità. Come sempre, soffia al suo orecchio frasi ambigue. «Così ti hanno sempre definito, mentre combattevi in mezzo all’apocalisse.»

La foresta sembra interminabile, ora che sono braccati. Non era anche quella la fine del mondo? Del loro mondo, dei Leali Salvatori erti alla difesa delle Terre Inondate del Sole, della famiglia del giusto sovrano, della lealtà che cede alla lusinga. Negli alberi rigogliosi Leale Galeor vede artigli adunchi. Un dardo gli passa vicino all’orecchio. Sì, lui lottava sempre in mezzo all’apocalisse. Era così che il Santo Sovrano l’aveva scelto, mentre da solo cercava di fermare un’inondazione, quando la Lega d’Ombra aveva demolito finanche la più salda diga di Volta del Meriggio.

Disperata Lealtà, così Re Lareon aveva chiamato la sua vocazione.

Un sorriso gli sferza il volto celato dalla maschera. È così raro che lui sorrida, ma non può farne a meno pensando a dove la Lealtà l’ha portato. Sorride anche quando sente le altre colonne crollare. I gemelli. Lance. Frosch. A Leale Tomer sfondano il torace e quell’onda dolorosa ghermisce anche il suo cuore. Che però non cede, così come il suo sorriso. Solo Visus sembra resistere. La Lealtà li unisce in una rete di sensazioni e valori che vince ostacoli e distanze, filo conduttore di una vita votata al solo bene superiore.

«Leale Galeor, il più indefesso di noi. Il più cieco.» Jude continua a intermittenza con i suoi enigmi.

Leale Galeor sorride ancora di più e non è sicuro se sta digrignando i denti, mentre la Lealtà più disperata rinvigorisce ogni sua fibra, o se si tratta del trionfo che disegna una falce di luna sul suo viso. Lui è cieco, sì: fedelmente cieco alla Lealtà. A Re Lareon. Alla famiglia.

I denti quasi gli si spezzano quando il fuoco lambisce il suo sguardo. Scricchiolano sfregando l’uno contro l’altro, la lingua gli rientra in gola. La dimora della famiglia è in fiamme.

«Non è possibile. Nessuno conosce la posizione della dimora e ancora di meno come infrangere la Lealtà Specchio.»

Lealtà è uno specchio che dà l’esempio: non vedrai altro oltre lei.

Leale Jude boccheggia vicino a lui e Galeor scorge delle lacrime rigargli il volto. Si passa le mani tremanti sugli occhi.

«Nonostante l’apocalisse, Leale Jude» pronuncia con voce tombale, non più quella alta, splendente, che ha sempre avuto.

Avrebbe attraversato quell’ennesima tempesta di fuoco e, alla fine, avrebbe trovato la famiglia. E l’avrebbe salvata. Quello era il suo compito, non ce n’erano altri. I Leali Salvatori rispondono solo agli ordini della Lealtà. Null’altro li muove e, se c’è, è solo un inganno della Lega d’Ombra.

L’incendio spacca il cielo in una colonna di fumo, ne consuma il celeste, che di nuovo si riaffaccia ai loro occhi, con alte fiamme mostruose. Leale Galeor sfonda la porta d’ingresso annerita. La dimora è ormai rivelata e non c’è bisogno di infrangere la Lealtà Specchio: è già finita in mille pezzi, come loro.

Anche il pavimento crepita, mentre il passo di Galeor e Jude irrompe frenetico. Un presagio, quello del crollo. Si inerpicano su per le scale, Leale Galeor a guidare l’ultima impresa nell’apocalisse. Tutto trema. È il calore che fa fremere i contorni della vita, la struttura della dimora che cede, tra una trave incendiata e un muro consunto, è la loro Lealtà che si avvicina alla famiglia.

Dietro l’ultima porta, all’ultimo piano, ultima nel corridoio, giungono alla fine.

E il loro mon

                       do

fini

      sce

de

    finitivamente

in

pe

    zzi.

La famiglia non c’è. La famiglia è morta. Ora un’ombra anche lei.
Leale Galeor arranca, di nuovo circondato dall’oscurità. La moglie e i due figli di Re Lareon pendono dal soffitto. Aleggiano piano, appena un movimento nell’ombra. Nessuno sapeva dove fossero. Nessuno sapeva come varcare quella soglia.

La Lealtà diventa un rintocco nella mente di Galeor. Profondo, grave. È ancora Lealtà? Quanto disperata?

Tong.

Un fruscio accompagna il rintocco della sua volontà, il conto alla rovescia prima che il suo mondo finisca davvero. Questa volta per sempre.

«Cieco.» Leale Jude si è mantenuto sulla soglia. Non ha avanzato un solo passo.

Tong.

«Leale Jude. Io…» ma Galeor non ha più parole.

Tong.

«Cieco. Non esiste Frutto Proibito che sopprima le emozioni, le pulsioni, i sentimenti.» La voce di Leale Jude è anch’essa un rintocco, ma canta un’altra cacofonia.

E Leale Galeor s’accorge, in quella nota stonata, di non sentire Leale Jude nella rete, di non averlo mai sentito. Lealtà Celata, quello era sempre stato il suo appellativo per Re Lareon.

Lealtà è una frequenza. Ogni alterazione è subito percepita.

«Leale Jude.»

Tong. Tong. Tong.

«Sei stato tu?» Leale Galeor vede il mondo frammentato, ma in un caleidoscopio c’è sempre un punto di focalizzazione. E lì, in quella danza di specchi infranti, c’è Leale Jude. No, Jude e basta. Rimasto sempre alla vista, al loro fianco, in un’impercettibile vibrazione al di sotto della frequenza. Presente, ma non Leale.

«Sì.» Jude non ha esitazione, né rimpianto. Per capirlo, Leale Galeor non ha bisogno di nessuna connessione: pur nell’ombra della cenere, quella conferma risplende come il sole. La sua Disperata Lealtà ha spento l’incendio in un’unica ondata sorda, appena sotto la base delle fiamme, per evitare la catastrofe.

Tong. Tong. Tong.

Ora comincia a capire quel rintocco strano, che rimbomba nel suo petto solleticando le estremità della cassa toracica. Prima la sua Lealtà scorreva sottopelle, era una linfa dorata che pizzicava i muscoli, tanto naturale da essere impercettibile all’esterno se non come ideale.

Non salda come quella di Visus.

Non sfrecciante come quella dei gemelli.

Non dardeggiante come l’attacco di Lance, Frosch e Tomer.

E neanche protettiva come quella di Kame e Isne.

Solo… disperata. Era insita in lui e non si sarebbe mai spenta. Non doveva evocarla né con la saggezza né con la velocità. L’avrebbe continuato ad alimentare fino alla fine.

Ma ora, una nuova onda bussava alle porte della Lealtà. Su una cosa Jude ha ragione ed è stato onesto, in fondo: oltre a essa c’è anche altro ed è lì pronto a invaderlo. Altre emozioni, le stesse che, a detta del compagno, non venivano soffocate nemmeno dai Frutti Proibiti.

Leale Galeor guarda di nuovo la famiglia. Ha ancora un compito da portare a termine, nonostante i cocci della vita pendano dal soffitto.

«Quindi… La missione finora condivisa era falsa.» Galeor stringe i pugni sulle ginocchia. Non ricorda quando si è inginocchiato, forse è crollato su di sé quando anche il mondo si è spezzato.

«Non c’è mai stata una missione condivisa.» Jude è appena dietro di lui. Evade sempre le risposte.

Ora Leale Galeor capisce tanti aspetti del suo strano carattere.

«Jude, detto Lealtà Celata» Galeor raddrizza le spalle a quella nomea, «Ora capisco.»

Lealtà rivela sempre. Non c’è aggettivo che sbagli.

«Ora capisco» ripete, mentre una lama gli sfiora il collo.

I Frutti Proibiti annullano la possibilità che i Leali Salvatori si combattano a vicenda, solo il Santo Sovrano può dare l’ordine di esecuzione, se necessario. Però Jude non è più un Leale Salvatore, non lo è mai stato.

«L’apocalisse è l’inizio della fine. Prima o poi, anch’essa giunge al termine, persino per te» gli sussurra tombale appena dietro.

Tong. Tong. Tong.

Leale Galeor sta conoscendo la fine per ciò che è davvero. Non l’ha mai vissuta fino in fondo, perché la Lealtà lo ha sempre sorretto dall’oltrepassare la soglia estrema, dopo la quale avrebbe perso il senno, la vita, la Lealtà stessa. Il suo sguardo vaga ancora sui corpi della famiglia reale, senza volti né colori: neri manichini che, appesi, oscillano al tempo di quello strano rintocco che sta bussando appena sotto il suo cuore.

Decide di spalancare le porte di quel muscolo fatto di sola, leale, volontà. Ha un compito da portare a termine. Nonostante l’apocalisse.

Il fuoco si ravviva: irrompe dal pavimento e dalle pareti in vampe d’oro che sibilano serpentine. Una nuova linfa corre lungo tutti i suoi muscoli.

Jude preme la lama e quando il suo braccio si piega per slanciarsi nel taglio che gli avrebbe aperto la gola, il pugnale si disintegra in un’ondata luminosa. E così le dita di Jude, che saltano via come tanti grilli. Non c’è più presa sul volto e sul collo di Leale Galeor, solo sangue bollente che scorre dalle mani monche del vecchio compagno.

Jude urla, stride nella ruggine del suo tradimento. Blatera di un amore perduto tra gli effetti dei Frutti Proibiti, soffocato dalla Lealtà di Re Lareon; farnetica che l’essere leali sopprima tutto il resto. Ma a Galeor non interessano nemmeno le motivazioni del tradimento, deve solo portare a termine il compito. La famiglia è morta, ma la Lealtà no. Quella è solo mutata, mischiata a qualcos’altro. Agli inizi dei Leali Salvatori, anche quando la diga aveva ceduto e metà delle persone era già morta, lui aveva portato a termine il suo incarico fino alla fine: Difendere. La. Vita. Si era stagliato contro l’acqua ruggente e l’aveva fermata… almeno per un po’.

Jude arranca, inciampa, cade. Crolla, come tutti gli altri. Però per Galeor non è sufficiente. Gli si avvicina, con quella Disperata Lealtà che tanto aveva colpito il Santo Sovrano. Per un momento il mondo trema e sfarfalla ancora. Le fiamme hanno reso di nuovo labile l’aria e i contorni, affinché si ricordasse del suo mondo in pezzi.

Leale Galeor afferra Jude, soffoca il suo esiguo e immeritato potere della Lealtà in una stretta scrocchiante. Gli artiglia la spalla, poi preme una mano sulla sua fronte. L’apocalisse si scatena intorno a loro, ma non ci sono altro che cocci per Leale Galeor. Niente li avrebbe ricomposti.

Su quei cocci Galeor si concentra per proiettarli su Jude, che sta ancora urlando. Presto l’urlo si smorza e le ossa scricchiolano e gemono e poi esplodono in un grido umido.

Jude.

Ora.

È.

In pezzi.

Tong.

Un ultimo rintocco, poi nient’altro. La sensazione smette, ma la Lealtà è ancora lì.

La Lega d’Ombra affiora dai muri, supera le fiamme, attende in silenzio, celata dai cappucci e dalle maschere. Anche i corpi della famiglia hanno smesso di oscillare.

Leale Galeor guarda le ombre ignorando i resti di Jude appiccicati al suo corpo e il sangue che gli cola sulle ciglia.

«Disperata Lealtà. Fino alla fine. Questo è il mio prezzo» sussurra e non riesce a capire perché. Una parte di lui sfugge, fagocitata da quel rintocco che ora è diventato il ritmo del suo cuore. Sottopelle, come la Lealtà.

E la Lega d’Ombra lo accoglie.


L’autrice

Giada Abbiati. Una scrittrice minimalista che ha il nome di una pietra preziosa.

Da sempre ambiziosa sognatrice, sono laureata in turismo, cultura e sviluppo dei territori e lavoro nel destination marketing e management. Quindi, no: non sono una scrittrice a tempo pieno. Ecco perché ogni momento libero è teso verso la scrittura.

Scrivo storie da quando ne ho memoria, in oscillazione tra la poetica de Il Piccolo Principe e la disillusione de Il Conte di Montecristo. Ardore, passione e resilienza: questa è per me la scrittura, non necessariamente in quest’ordine, con un pizzico di kung fu quanto basta.

A dicembre 2021 uscirà il mio primo romanzo, un high fantasy che condensa anni di lavoro e di esplorazione, della mia fantasia ma anche dei luoghi che visito per lavoro.

IG: https://www.instagram.com/minimaljade_writing/

Blog: http://writingjade.com/

L’editor

Valeria de Chirico nasce a Palermo e cresce isolana e isolata.
A bracciate mentali oltrepassa giornalmente il mare per imparare a conoscere i mondi e le voci al di là dell’acqua attraverso i libri che legge.

Sbattendo forte i piedi, si laurea in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Palermo.

Un giorno prende un aereo e si allontana dall’isola, fisicamente questa volta, per prendere una Laurea magistrale in Giornalismo e cultura editoriale presso l’Università degli Studi di Parma.

Appassionata di storia dell’editoria, studi sulla ricezione e sulla mediazione editoriale, prova a immergersi nell’acqua salata della riflessione teorica e a organizzarci gare di tuffi non agonistiche.

Dopo due corsi professionali, un tirocinio e una prima collaborazione volontaria con un editore, avvia l’attività da editor freelance. Non le è servito neppure trattenere il fiato, è stato un attimo.

Lei isolana c’è nata, isolata pure, ma solo geograficamente parlando: ha sempre fatto di tutto pur di nuotare nel mondo delle parole e continuerà a farlo.

IG: @de_minuscolo

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