“Il carrellino d’agàpe” di Crisaore – I Racconti della Bussola

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“Il carrellino d’agàpe”

di Crisaore

Editing di Rosita Abatangelo

“Che caldo! Non vedo l’ora di arrivare a casa!” pensava Saadia mentre trascinava il carrellino della spesa sotto il sole cocente. Rientrava dopo aver fatto compere al mercato. Procurare il necessario per vivere era un suo compito. Rachid, il marito, partiva presto per lavoro e tornava verso sera, lasciando che lei si occupasse dell’appartamento e dei parenti. Non era semplice: la loro era una famiglia numerosa, affollata da quattro bambine in età prescolare. Le sfide maggiori le creava tuttavia Ahmed, fratello di Rachid, che faceva il mantenuto poltrendo tutto il giorno, guardando la televisione, bevendo e dormendo; la sua costante irascibilità e i maltrattamenti verso i familiari in assenza del fratello costituivano la cornice perfetta.

Malgrado lo stress, Saadia riusciva a essere ugualmente una persona forte, nonostante non se ne rendesse conto. Aveva una visione distorta di sé, si considerava una nullità, non si sentiva mai all’altezza della situazione. Avrebbe avuto bisogno di incoraggiamento e di tenerezza, ma suo marito, pur essendo un uomo buono e un gran lavoratore, non ci sapeva fare con le carinerie. Verrebbe da chiedersi perché Saadia si fosse scelta un compagno così distante dalle proprie necessità; la verità è che non sempre si può scegliere… Per anni aveva maledetto il giorno in cui il padre le aveva fatto conoscere Rachid, il figlio del proprietario di uno stabilimento tessile della zona. Le era stato presentato come un buon partito, un’occasione più unica che rara. Per Saadia fu invece un colpo al cuore. Eterna sognatrice, era cresciuta nell’illusione di potersi innamorare di un uomo gentile di cui prendersi cura a propria volta. Tutti progetti che il padre non aveva voluto ascoltare, etichettando la figlia come un’ingrata. Sì, Rachid era un uomo buono, ma non era l’amore della sua vita.

La realtà la metteva di fronte alle frasi denigratorie del cognato: le entravano in testa come erbacce, infestandone i pensieri. Insulti taglienti, vili, che giorno dopo giorno andavano a sgretolare le fondamenta dell’autostima della donna. Razionalmente, l’opinione di Ahmed non doveva avere importanza, ma per lei che soffriva emotivamente, diventava un macigno. A ciò si aggiungevano le insicurezze legate al fisico: quando toglieva il burqa e rimaneva sola davanti allo specchio, Saadia non faceva altro che trovare difetti. Era molto attraente, viso delicato e occhi castani offuscati dalle preoccupazioni riguardanti i cambiamenti che aveva affrontato il proprio fisico in seguito alle gravidanze. Non aveva mai badato troppo ai canoni estetici occidentali, ma forse la lunga permanenza in Italia l’aveva influenzata.

Le mancava il Marocco. Quando ripensava alla vita laggiù, alla spensieratezza e ai primi anni di matrimonio, veniva presa dalla nostalgia. Al mercato andava con le sorelle. Ridevano, scherzavano, preparavano ogni genere di pietanze insieme; c’era un clima disteso e caloroso. Ogni volta che tornava con la mente a quei giorni sentiva di nuovo il profumo delle spezie che si respirava tra le bancarelle. Col tempo, però, l’unione con Rachid si rivelò un buco nell’acqua perché nel giro di poco la situazione dell’azienda del suocero peggiorò a causa di una crisi finanziaria. Risultava difficile tirare avanti con le poche entrate che si riuscivano a raggranellare, così l’Italia divenne l’unica meta possibile per guadagnare qualche spicciolo in più e aiutare i propri cari. Il Bel Paese era la patria della sua progenie, ma spesso anche tormento e timore per il futuro delle proprie bimbe. Si scontrava con la cattiveria delle persone: sguardi accusatori, disgustati che talvolta sfociavano in frasi razziste. Non tutta la gente era cattiva, ma Saadia, a furia di incassare colpi, era diventata diffidente verso chiunque. In quei frangenti sentiva ancora di più la mancanza di casa, del Marocco.

Specchiandosi nella propria immagine, notava quanto fossero spenti i suoi occhi. Aveva trentacinque anni, ma se ne sentiva almeno quindici in più. Non trovava il tempo per divertirsi, per fare ciò che le piaceva e aveva persino dimenticato i suoi passatempi preferiti. Si annullava per aiutare gli altri. Lei era questo: amore disinteressato. E ai suoi bambini non sfuggiva, come a Soraya: cinque anni, un piccolo genio. Aiutava in casa a fare le faccende a modo suo, si occupava delle sorelline e abbracciava la madre quando la vedeva un po’ giù. Aveva già imparato a scrivere e lasciava sempre dei bigliettini per i suoi familiari. Frasi semplici che su Saadia avevano grande effetto; le regalavano gioia e il sostegno a perseverare.

Era un giorno in cui le preoccupazioni della donna si facevano più dense intrappolandola in una bolla. La sua mente si trovava a ripercorrere i rimpianti di una vita. Nella sua testa facevano baccano tristi pensieri ma all’esterno si udiva solo il carrellino che correva sull’asfalto. Era vicina al palazzo dove viveva; si potevano scorgere i gradini che la separavano dal piano sopraelevato presso cui si trovava l’ingresso del condominio. Notò che al citofono dell’edificio un postino stava suonando in cerca di qualcuno che aprisse; lei arrivò alla scalinata e cominciò a trascinare con fatica il trabiccolo. Qualsiasi osservatore esterno avrebbe colto la difficoltà della donna: dava dei forti strattoni con entrambe le mani aiutandosi con l’intero corpo perché la spesa era parecchio pesante. Il portalettere, intenerito, si chinò e si offrì di aiutarla sollevando un’estremità del telaio per raggiungere l’entrata del palazzo. Notarono che il portone era stato aperto da qualcuno dei condomini, così lui tenne l’uscio spalancato per facilitarle l’accesso e le domandò: «Abita al piano terra o deve salire?» accorgendosi della mancanza di un ascensore.

«La ringrazio, abito qua al piano terra» rispose Saadia indicando la porta di fronte. Il postino sorrise, le chiese il nome per verificare se avesse della corrispondenza per lei e poi la salutò con un sorriso. La donna ricambiò con gentilezza, si diresse verso il proprio appartamento inserendo la chiave nella serratura e sparì all’interno.

Richiuso l’uscio alle sue spalle, Saadia si appoggiò alla porta reclinando il capo e tirando un grosso sospiro di sollievo. Si sentiva in imbarazzo e, scossa dal turbinio di emozioni, si commosse. In quei semplici gesti aveva potuto leggere un sentimento sincero e disinteressato; non era stata né un fantasma né la marocchina di turno, nessuno l’aveva fatta sentire un peso, nessuno l’aveva denigrata. Avrebbe voluto ringraziare ancora quel postino, ma non era possibile. Pensò che fosse un semplice sostituto perché di solito era una donna a portarle le lettere, e che con ogni probabilità non l’avrebbe più rivisto.

Tornò alla realtà avanzando nel corridoio per recarsi in cucina a riporre il cibo nella dispensa. Per una persona qualunque quell’azione poteva apparire come una semplice formalità. Per Saadia non fu così. La percepì come una carezza al cuore. I problemi della sua vita permanevano, ma sentì una determinazione diversa. Le lamentele del cognato non la scalfirono quel giorno e rimase di buonumore. Continuò a riproporre nella mente l’episodio appena vissuto e aprì gli occhi: amore agàpe. Sì, era questa la sua miglior qualità, quella che i greci chiamavano agàpe. Un sentimento nobile che trascende l’affetto o l’ostilità altrui e si fonda su ragioni di principio volto alla ricerca del bene degli altri. Saadia comprese quanto fosse un pregio inestimabile. Avere sulle spalle il giogo delle sue responsabilità non era semplice, ma l’atteggiamento gentile di quell’uomo le ricordò che chi vive praticando l’amore verso le persone ha bisogno di cibarsi di tale amore a propria volta.


L’autore

Sono Crisaore e sono un tizio a cui piace raccontare storie scrivendo testi da postare sul mio sito (crisao.re), leggendoli ad alta voce nel mio podcast Il tridente (tridente.crisao.re) e illustrandoli con disegnini su Instagram (@crisaore).

L’editor

Ciao! Sono Rosita e sono un’aspirante editor con la passione per fiori, serie tv e Sherlock Holmes. Dopo aver conseguito la laurea in Cinema al DAMS di Bologna mi sono diplomata in Editoria. Ho lavorato in biblioteca e redatto schede di valutazione per diversi comitati di lettura. Attualmente mi occupo di beta reading per Scripta Blog e sto lavorando al mio sito. Se vuoi saperne di più…teniamoci in contatto!

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