“Passione. La vera favola della Sirenetta” di Damiano Rotella – I Racconti della Bussola

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“Passione. La vera favola della Sirenetta”

di Damiano Rotella

Editing di Deborah Barresi

Ogni sera, quando il sole cominciava a scendere e il cielo arrossiva timidamente, una misteriosa melodia riecheggiava nel famigerato porto di Dresanne. Tutti concordavano che non si trattasse di una voce umana, eppure nessuno aveva saputo attribuirla ad alcuno strumento musicale conosciuto.

«È il sussurro del diavolo!» suggerivano i superstiziosi.

«Ma va’, è il fischio del vento» correggevano gli scettici, deridendo i superstiziosi.

«No, è il canto di una sirena» assicuravano i romantici, biasimando gli scettici.

Avevano ragione i romantici: una piccola sirena spiava con molto riguardo i marinai che, ciascuno con una fanciulla sottobraccio, cercavano dove appartarsi per fare l’amore. Ella restava nascosta fra gli scogli a contemplare con occhi sgranati i corpi abbronzati dei marinai, e quelle donne che, sdraiate sulle reti da pesca coi capelli bagnati incollati sul viso, cingevano gli uomini sopra di esse con braccia e gambe. Gli odori salati dei loro corpi si mescolavano nell’aria e, spinti dallo stesso vento che muoveva le onde, arrivavano fino al suo naso. La sirenetta cercava di immaginare l’estasi che si potesse provare ad amare con il corpo. Purtroppo, però, aveva saputo che per farlo era necessario possedere gambe, cosce, e anche un misterioso fiore che solo le donne umane posseggono. Lei aveva solamente una coda squamosa da offrire e nessun marinaio l’avrebbe mai invitata a sdraiarsi sulle reti da pesca, perciò si affliggeva immensamente.

«Oh, come vorrei possedere anch’io il fior di donna» sospirava al sole che tramontava.

Quando la curiosità divenne troppo rovente da sopportare, si rivolse alla strega del mare: «Dimmi dove posso raccogliere un fior di donna» la supplicò. La strega rise della sua innocenza; le spiegò che il fior di donna non lo si poteva cogliere sulla terraferma, né lo si trovava a galleggiare pigramente sul pelo dell’acqua come una ninfea. La vecchia fattucchiera si offrì di procurarle piedi per danzare, gambe per avvinghiare e l’agognato fior di donna per amare, ma la avvertì ghignando che, insieme a tanti piaceri, il fior di donna le avrebbe recato puranche una terribile maledizione. Nondimeno, la sirenetta non vi badò e corse al molo a cercare un uomo da amare per quella notte.

La sirenetta era una fanciulla incantevole tant’è che gli uomini, che mai avevano veduto una bellezza tanto dolce in mezzo al sale del porto, credettero fosse un’apparizione angelica. Ella dunque si avvicinava agli uomini che pungolavano il suo interesse e cominciava a danzare: tutti loro provavano quell’attimo di titubanza iniziale in cui si chiedevano se l’ondeggiare della sua gonna fosse solo una suggestione; lei allora annuiva pudicamente e i marinai capivano di avere ricevuto il permesso di stringerla fra le braccia. Ella trovava così piacevole quel momento in cui faceva ondeggiare la gonna che presto si convinse fosse parte integrante del piacere d’amore.

Al porto di Dresanne attraccavano navi provenienti da tutte le parti del mondo e la sirenetta poté amare uomini di ogni genere. Alcuni di essi lasciarono un ricordo indelebile. Ella avrebbe rammentato per il resto della sua vita la notte di passione con Christian, un marinaio nero come la pece, assai dotto e pure dotato di considerevoli virtù maschili. Alto due metri e qualcos’altro, quando si era spogliato aveva rivelato un corpo muscoloso ammantato da scritte in terzine, tatuate in ogni angolo della sua pelle d’ebano. Durante la cavalcata amorosa, la sirenetta aveva letto per caso ad alta voce qualcuno dei suoi tatuaggi e si era sorpresa nel constatare la squisita musicalità di quelle parole. Si deliziò dunque a coniugare passione del corpo e passione dell’anima arricchendo l’amplesso con la recitazione di quei sublimi componimenti. Ella seppe solo in seguito che si trattava di versi estratti dall’Inferno della Divina Commedia. Per pudicizia, non specificherò quale considerevole parte del corpo di Christian riusciva a contenere l’intero canto dei lussuriosi.

E non avrebbe mai dimenticato l’incontro con Hans, un marinaio scozzese dalla barba rossa che fu in grado di protrarsi nell’atto d’amore ben tre giorni e tre notti di seguito, senza fermarsi nemmeno un istante. Hans aveva fatto colazione con 837 uova prima di principiare ed era dunque pronto ad affrontare la ponderosa impresa. Ella però non ne era avvezza e dopo le prime ore di amplesso cominciava a chiedersi se sarebbe stato scortese da parte sua riposare gli occhi un momento; al tramonto del primo giorno, ormai sopraffatta dalla stanchezza, aveva sonnecchiato un poco, svegliandosi non appena il suo amante aveva cambiato il ritmo. Resasi conto che egli non si era affatto avveduto della sua piccola pausa, aveva passato il giorno dopo ad alternare momenti in cui partecipava coinvolta al congiungimento carnale a momenti in cui si ricavava un piccolo spazio per sé, riposando o invece riflettendo sui suoi affari. Alla fine del terzo giorno, quando finalmente egli completò, la sirenetta considerò che in fondo era stata un’esperienza molto intensa.

Una mattina in cui il mare era ombroso, giunse al porto, assieme al vento appiccicoso del sud, una piccola imbarcazione dalla quale scese un navigatore tanto bello quanto diabolico. Egli cercava una puttana con cui passare la notte e qualcuno gli aveva indicato la ragazza del molo che era solita concedere amore con generosità. Quando la sirenetta ne vide la beltà iniziò subito la sua danza del corteggiamento ma lui, con alquanta insolenza, aveva saltato bellamente quel momento per lei tanto piacevole e se la prese con pretenziosità. La povera fanciulla trovava sgarbato lo sguardo con cui la scrutava sardonico, screanzate le mani che afferravano i suoi fianchi senza aspettare che gli venissero offerti. Gli aveva chiesto con stupore come mai non rispettasse il gioco della seduzione, non concedendole il tempo per girare la sua gonna. Lui le rispose: «Non è necessario, sei una puttana.» La giovane non sapeva cosa significasse quella parola dunque cacciò indietro una lacrima e attese che il bruto ultimasse le sue urgenze. Successivamente chiese in giro il significato di quel misterioso appellativo, ma nessuna delle risposte ricevute aveva dipanato i suoi dubbi. Qualcuno le spiegò che una puttana è colei che intavola uno scambio d’affari, cedendo il proprio fior di donna in cambio di soldi o altri beni. Questa spiegazione non la persuase perché ella non aveva mai chiesto nulla in cambio del suo prezioso fiore, né tanto meno intendeva cederlo ad alcuno: l’aveva ottenuto con sacrificio dalla strega del mare, era suo, esso e tutti i piaceri che custodiva. Qualcun’altro diceva che puttana fosse un modo suggestivo per indicare le donne affette dalla febbre dell’amore. Ma ella giudicava che l’amore non recasse i tipici sintomi da malattia: non starnutiva, non le colava il naso, men che meno sentiva freddo.

Il diabolico marinaio dal sorriso seducente, prima di partire, parlò a tutta la gente del porto della sirenetta indicandola con quell’ombroso appellativo. Da quel momento, ella non riuscì più a trovare uomini disposti a tentennare un momento mentre lei faceva girare la gonna, perché tutti si attribuivano il diritto di averla senza dubbio alcuno. La sera andava a versare lacrime in mare, seduta sul bordo del molo. Rivolta ai pesci che le facevano compagnia, domandava loro: «Oh amici, perché mi capita questa sorte tanto sventurata?»

I pesci, che le volevano bene ed erano molto diffidenti nei confronti degli esseri umani, le dissero di stare attenta perché gli uomini sono pericolosi e sciupano tutto quello che sfiorano. Ma alla sirenetta quelle parole parvero insensate: come potevano essere pericolosi gli uomini, che sapevano scrivere parole suggestive come quelle tatuate sul corpo di Christian? Che sapevano amare intensamente come Hans? No, ella non poteva crederci.

«Deve essere la maledizione che ha preannunciato la strega del mare!» pensò. Pianse molto, invidiando le ragazze umane che certamente erano esenti da quell’incantesimo e potevano godere dei piaceri che la vita offre, girare la loro gonna senza timore di essere chiamate dagli uomini con misteriosi appellativi. Aveva risolto che l’unica soluzione a quella tormentosa condizione fosse tornare a vivere nel mare; quindi, un giorno in cui l’acqua sembrava particolarmente confortevole, decise di tuffarsi per tornare nei familiari abissi. Purtroppo aveva dimenticato che, assieme alla coda, aveva perso parimenti le branchie e non era più in grado di cavar ossigeno dall’acqua. Se ne rese conto quando ormai era troppo tardi: il suo piccolo corpo si disperse tra le onde senza che nessuno si accorgesse della sua dipartita, se non giunta la sera, quando qualche uomo del porto la cercò per cogliere il suo fiore.


L’autore

Sono Damiano Rotella, classe 1984, per mestiere dipingo carretti siciliani. Vivo e lavoro a Ragusa Ibla, in un’antica bottega a cui ho dato il nome di un colore: Cinabro, il rosso con cui si pittano i carretti. Essa è la mia tana, mi ha procacciato riconoscimenti e mi permette di vivere facendo quello che amo. Inoltre mi fa sentire un eroe, perché ogni giorno salvo un’arte in pericolo di estinzione.  

Vivo di storie: raccontano storie i carretti, nei cui quadri si intrecciano vicende di un passato lontano come quelle dei valorosi paladini di Francia; raccontano storie i vecchi carrettieri, che sfoggiano con enfasi le proprie avventure; racconto storie io stesso, a volte usando il pennello, talvolta usando la voce durante le visite guidate, altre volte invece usando la penna, per assolvere l’urgenza di far vivere i personaggi che abitano la mia mente.

www.cinabrocarrettieri.it
FB: @cinabrocarrettieri @DamianoP.Rotella
IG: @cinabrocarrettieri @damjan.rad

L’editor

Mi chiamo Deborah, classe 1996.

Fin dall’età di undici anni ho coltivato dentro di me la passione per la scrittura e la lettura, attraverso questo filo conduttore ho fatto scelte di studio compatibili: diplomata al liceo classico, laureata in lettere moderne e ora mi sto specializzando in Filologia. Nel corso degli anni universitari ho lavorato come babysitter, ho fatto il servizio civile e il doposcuola, che faccio tutt’ora, ma sentivo che qualcosa mancava.

Nel frattempo la mia passione per la lettura mi ha portata ad aprire il mio primo blog: The beauty and a pile of books. Il blog è sempre stato un posto sicuro in cui essere me stessa, esprimere i miei pareri, le mie opinioni, a volte anche le mie critiche, collaborando con case editrici e autori emergenti, scrivendo articoli e recensioni, scoprendo che i libri non sono solo frutto della penna dell’autore.

Ho deciso così di addentrarmi sempre più nel mondo dell’editoria fino a voler essere editor e correttore di bozze. Ho seguito il corso “Il lavoro del correttore di bozze e dell’editor” presso Herzog agenzia letteraria, continuando la mia formazione con altri corsi sulla scrittura creativa e immersiva. Ciò a cui aspiro da tutta la vita – vivere di libri, con i libri e tra i libri- un po’ alla volta si sta avverando.

IG: @Thebeautyandapileofbooks e sito @Deborah Barresi.

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